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Straordinario intervento multidisciplinare all’Azienda ospedaliero – universitaria Maggiore della Carità di Novar: una strategia innovativa ha permesso di operare in totale sicurezza una donna di 66 anni affetta da una massa record di 15 kg.

Novara, 17 luglio 2026 – Un intervento chirurgico di straordinaria complessità è stato eseguito con successo presso le sale operatorie della SDCU Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, struttura diretta dal professor Valentino Remorgida. L’équipe di ginecologi, guidata dalla professoressa Daniela Surico, coadiuvata dal dottor Michele Giana e dalle dottoresse in formazione Agnese Volpicelli e Francesca Napoli, ha asportato un tumore ovarico dal peso record di 15 chilogrammi. L’operazione è stata eseguita utilizzando una tecnica innovativa che ha consentito di mantenere la paziente sveglia per tutta la durata della procedura.

La doppia sfida: la massa gigante e la tromboembolia

La paziente, una donna di 66 anni, si era presentata nella struttura piemontese circa cinque settimane prima, mostrando un massiccio incremento del volume addominale. L’esame TAC ha rivelato la presenza di una tumefazione ovarica solido-cistica di circa 40 centimetri. La massa occupava interamente la cavità addominale, comprimendo gli organi interni e i grandi vasi sanguigni come la vena cava inferiore.

A causa di questo severo effetto compressivo, la donna ha sviluppato una tromboembolia polmonare che rendeva impossibile un intervento immediato. L’équipe della Medicina Interna 2, diretta dal Professor Mauro Campanini, ha quindi somministrato una terapia mirata per risolvere la trombosi, monitorando la paziente per individuare la finestra temporale ideale per il passaggio in sala operatoria.

La strategia: anestesia peridurale per evitare l’incoscienza

Risolta la complicanza trombotica, l’induzione di un’anestesia generale avrebbe comunque comportato rischi gravissimi, poiché avrebbe accentuato la pressione della massa sui grandi vasi addominali. La Dottoressa Francesca Bertoldo e gli anestesisti del polo materno-infantile guidati dalla Dottoressa Raffaella Buscaglia hanno messo a punto una strategia clinica d’avanguardia: operare la paziente da sveglia.

Attraverso il posizionamento di un catetere peridurale – simile a quello utilizzato per l’analgesia del parto – è stata addormentata solo la parte inferiore del corpo. I chirurghi hanno quindi proceduto con una tecnica minimamente invasiva: tramite un piccolo taglio hanno identificato la porzione liquida della formazione e l’hanno svuotata con un ago speciale, progettato per evitare la dispersione del liquido nell’addome. Una volta ridotto drasticamente il volume del tumore, i medici hanno ampliato l’incisione per asportare la massa in totale sicurezza.

Decorso record e il quadro della patologia

La paziente è rimasta vigile e cosciente per tutte le 3 ore dell’intervento, interagendo costantemente con l’équipe medica. Il decorso postoperatorio non ha presentato complicanze e la donna è potuta tornare a casa dopo 8 giorni

I tumori ovarici colpiscono ogni anno oltre 5.400 donne in Italia (circa il 3% di tutte le neoplasie femminili), configurandosi come il tumore ginecologico a maggiore letalità. Nell’80% dei casi la diagnosi è tardiva: l’assenza di test di screening di massa efficaci e la presenza di sintomi iniziali molto aspecifici (come gonfiore addominale persistente, sazietà precoce, stipsi e disturbi urinari) portano spesso a confondere la malattia con banali problematiche gastroenterologiche, ritardando l’intervento. Il successo di Novara rappresenta un esempio straordinario di come la sinergia multidisciplinare possa superare i limiti clinici più complessi.

Professor Remorgida, un successo clinico di questa portata accende i riflettori sull’eccellenza della vostra struttura. Quale bilancio trae da questo intervento e cosa rappresenta per la realtà assistenziale e universitaria che dirige?

“Questo intervento rappresenta la sintesi perfetta di ciò che la nostra struttura universitaria deve saper fare: coniugare l’assistenza medica di altissimo livello con la formazione sul campo dei giovani medici. Sono profondamente orgoglioso della prontezza e delle competenze dimostrate da tutta l’équipe, e desidero ringraziare in modo particolare la professoressa Surico, responsabile della Ginecologia Oncologica, che ha guidato con fermezza e lucidità un intervento chirurgico così complesso e fuori dall’ordinario. Questo risultato conferma che l’Ospedale Maggiore della Carità di Novara e l’Università del Piemonte Orientale sono un punto di riferimento nazionale per l’oncologia ginecologica complessa”. 

Professoressa Surico, una massa di queste dimensioni modifica inevitabilmente l’anatomia della paziente. Quali sono state le complessità principali nel separare il tumore dagli altri organi e quanto ha contato la sincronia con gli anestesisti in quei momenti critici?

“Il momento più delicato è stato la rimozione di tutte le aderenze che la massa aveva sviluppato con gli organi vicini, in particolare la vescica e l’intestino. Inoltre quando si asporta un tumore così, gli organi interni e i grandi vasi sanguigni subiscono un improvviso cambio di pressione che può destabilizzare il cuore. È qui che si è vista la forza della nostra squadra: mentre noi chirurghi liberavamo i tessuti con estrema delicatezza, gli anestesisti monitoravano ogni singolo battito in tempo reale. Questo intervento dimostra che la chirurgia d’avanguardia non è mai l’opera di un singolo, ma il risultato di una perfetta sincronia tra professionisti che uniscono le proprie competenze per salvare una vita.”

Dottoressa Bertoldo, operare una paziente sveglia per un tumore di queste dimensioni è una scelta insolita e di altissima complessità. Quali erano i rischi reali legati all’anestesia generale e come siete riusciti a gestire l’aspetto emotivo della paziente in sala operatoria?

“L’anestesia generale avrebbe comportato un rischio cardiovascolare troppo elevato. La massa esercitava già una pressione enorme sulla vena cava inferiore; addormentare completamente la paziente e sottoporla a ventilazione meccanica avrebbe potuto causare un crollo drastico e fatale della pressione sanguigna. Scegliendo l’anestesia peridurale, abbiamo addormentato solo la parte inferiore del corpo, mantenendo la stabilità emodinamica. Dal punto di vista emotivo, la paziente è stata straordinaria: è rimasta vigile per tutto il tempo, avvertendo solo una sensazione di “pressione” ma nessun dolore. Abbiamo dialogato costantemente con lei per rassicurarla, trasformando una situazione di estrema tensione in un momento di grande collaborazione umana e clinica”.

Dottoresse Volpicelli e Napoli, per due giovani specializzande trovarsi in sala operatoria di fronte a un caso di questa rarità e complessità rappresenta un’esperienza straordinaria. Cosa ha significato per voi fare parte di questa équipe e quale insegnamento vi lascia questo intervento?

“Partecipare a un intervento di questa portata, accanto a professionisti di così alto livello, è stato per noi un momento formativo unico e indimenticabile. Essere coinvolte in prima linea in una procedura così complessa dimostra il valore della Scuola di Specializzazione di Ginecologia e Ostetricia dell’Università del Piemonte Orientale, una realtà d’eccellenza che non si limita alla didattica teorica, ma ci permette di crescere sul campo affrontando casi clinici di rilievo. L’insegnamento più grande che portiamo con noi è l’importanza del lavoro di squadra e della pianificazione multidisciplinare”.