Dalla sopravvivenza estrema alle reti di cura: i progressi della neonatologia attraverso i percorsi di due neonate e il lavoro quotidiano di un’équipe specializzata
Nata alla 24ª settimana di età gestazionale, con un peso di poco superiore ai 500 grammi, Michela (nome di fantasia) è arrivata al mondo nel giugno 2025. Fino a non molti anni fa, sopravvivere a un parto così precoce sarebbe stato considerato quasi impensabile: alla soglia delle 24 settimane le possibilità di sopravvivenza erano estremamente limitate. Oggi, grazie al progresso della neonatologia, all’evoluzione della tecnologia, a terapie sempre più avanzate e all’organizzazione delle reti assistenziali – nelle quali l’Azienda ospedaliero-universitaria Maggiore della Carità di Novara svolge un ruolo di primo piano – anche neonati nati a età gestazionali così critiche possono avere una possibilità concreta di vita.
Michela è parte di questo cambiamento e la sua storia è una delle tante che ogni anno attraversano la Terapia Intensiva Neonatale (TIN) di Novara.
La prematurità rappresenta una sfida globale di grande rilevanza. Ogni anno nel mondo nascono circa 13–15 milioni di bambini prematuri, pari a circa 1 neonato su 10 di tutti i nati vivi. In Italia, i nati pretermine rappresentano circa il 6–7 % di tutte le nascite, ovvero oltre 25.000–30.000 neonati ogni anno.
All’interno di questo gruppo esiste una quota più piccola ma clinicamente molto rilevante: i neonati estremamente pretermine, nati prima della 28ª settimana di gestazione. Questi rappresentano circa l’1 % di tutti i nati vivi. Si tratta di bambini che richiedono fin dalla nascita cure altamente specialistiche, un’assistenza continuativa e un’elevata integrazione tra competenze cliniche, tecnologia avanzata e organizzazione dei servizi.
Il percorso di Michela in Terapia Intensiva Neonatale è stato complesso e segnato da fasi di grande fragilità. Fin dai primi istanti M. ha mostrato una sorprendente voglia di vivere. Il suo percorso all’interno della TIN Maggiore è stato caratterizzato da fasi clinicamente molto delicate, momenti in cui l’equilibrio era fragile e ogni decisione clinica assumeva un peso determinante. Grazie alla qualità delle cure garantite dall’Aou di Novara, al lavoro coordinato di un’équipe altamente specializzata e alla sua straordinaria tenacia, Michela è riuscita a superare passaggi che apparivano insormontabili. Un ruolo centrale lo ha avuto il sostegno alla respirazione, reso particolarmente delicato dall’estrema immaturità dei polmoni, che ha richiesto interventi mirati e progressivi, capaci di accompagnare la crescita senza arrecare danno.
Un cammino graduale, fatto di piccoli progressi quotidiani, che ha trasformato una condizione di estrema fragilità in una concreta possibilità di futuro. Al termine del ricovero, i genitori di Michela hanno voluto lasciare allo staff della Terapia Intensiva Neonatale di Novara un pensiero che racconta il valore umano di questo percorso: «Quando le ore scorrevano veloci chiusi in TIN, siete diventati i nostri amici e la nostra famiglia. Alla nostra piccola racconteremo di voi, perché fate parte della sua storia». Un’altra storia, diversa ma altrettanto intensa, è quella di Anna (nome di fantasia): nata prematura e affetta da una malformazione congenita, ha dovuto affrontare un intervento chirurgico a pochi giorni di vita. Un inizio impegnativo, che ha richiesto cure altamente specialistiche e un percorso assistenziale non facile. Anna è stata seguita attraverso un cammino che ha coinvolto competenze multidisciplinari, con un’attenzione costante agli aspetti clinici e alla relazione con la famiglia. La mamma di Anna, in una lettera rivolta ad altri genitori che si trovano ad affrontare l’ingresso nella TIN del Maggiore, ha voluto condividere parole nate dall’esperienza vissuta. Scrive: «Lasciate che il dolore vi attraversi, lasciate scorrere le lacrime, chiudetevi per sentire tutta la rabbia, ma rialzatevi, trovate dentro di voi il coraggio. Guardate vostro figlio, guardate vostra figlia, sta combattendo più di voi per poter rimanere aggrappato o aggrappata alla vita».
Parole che restituiscono con forza il vissuto di chi attraversa la Terapia Intensiva Neonatale e raccontano quanto, accanto alle cure, sia fondamentale non sentirsi soli in un percorso che non segue tempi prevedibili.
La Terapia Intensiva Neonatale di Novara è uno dei punti di riferimento regionali per la cura dei neonati più fragili ed è inserita in una rete che va oltre l’ospedale. Accanto all’attività di reparto opera il Servizio di Trasporto di Emergenza Neonatale (STEN), che garantisce l’assistenza e il trasferimento dei neonati critici in un’area vasta che si estende dalle risaie del Vercellese fino ai territori montani del Piemonte settentrionale, al confine con la Svizzera, coprendo un bacino di circa 4.500 nati ogni anno. Lo STEN rappresenta un servizio essenziale per assicurare che ogni neonato, indipendentemente dal luogo in cui nasce, possa accedere alle stesse opportunità di cura, rendendo concreta l’equità dell’assistenza anche nei contesti più periferici. In questo sistema integrato, Novara riveste un ruolo centrale: è il secondo punto nascita del Piemonte per numero di parti e svolge una funzione strategica nella rete materno-infantile regionale.
“Accanto a questa dimensione di rete – sottolinea il direttore generale dell’AOU, Stefano Scarpetta -, la Terapia Intensiva Neonatale di Novara si distingue per l’elevato livello tecnologico e clinico dell’assistenza: il reparto è dotato di strumenti di ultima generazione per la ventilazione neonatale, oltre ad essere centro di riferimento per l’ipotermia terapeutica, una terapia avanzata e tempo-dipendente che richiede competenze specifiche, organizzazione dedicata e un’elevata integrazione multidisciplinare”.
Accanto all’eccellenza clinica e tecnologica, un tratto distintivo del reparto è l’attenzione costante alla dimensione umana e relazionale della cura. I genitori vengono considerati parte integrante del percorso assistenziale, accompagnati e sostenuti fin dai primi momenti, anche grazie alla collaborazione con associazioni di volontariato come Neo‑N, che affiancano l’équipe sanitaria offrendo supporto, ascolto e vicinanza alle famiglie nei momenti più delicati.
«Le storie di M. e A. non sono eccezioni ma raccontano il lavoro quotidiano della Terapia Intensiva Neonatale: un lavoro fatto di attenzione continua, decisioni ponderate e collaborazione tra professionalità diverse. Raccontano anche l’evoluzione della neonatologia e ci dicono a che punto siamo arrivati oggi», spiega il dottor Marco Binotti, direttore della Terapia Intensiva Neonatale di Novara.
Le storie di Michela e Anna sono solo due tra le tante che ogni anno passano dalla Terapia Intensiva Neonatale di Novara. Percorsi diversi, ciascuno con il proprio tempo e un coraggio che assume forme sempre nuove: quello dei neonati che lottano fin dai primi istanti di vita, quello delle famiglie chiamate ad affrontare l’imprevisto, e quello dei professionisti che accompagnano questi percorsi con competenza, responsabilità e dedizione.
“Il Piemonte – ricorda l’assessore alla Sanità della regione Piemonte, Federico Riboldi – presenta livelli di mortalità nei primi anni di vita inferiori alla media europea, un indicatore della qualità e dell’equità dell’assistenza sanitaria. Un risultato che nasce da un sistema integrato di punti nascita, servizi di trasporto dedicati, terapie intensive neonatali e competenze professionali diffuse sul territorio. È anche grazie a questo lavoro quotidiano, silenzioso e condiviso, che prende forma una sanità capace non solo di curare, ma di accompagnare la vita fin dal suo inizio”