E’ stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista “Cell Host and Microbe” (Impact Factor 15) un articolo dal titolo: Characterization of BK Polyomavirus from kidney transplant recipients suggests a role for APOBEC3 in driving in-host virus evolution”.

Si tratta di un lavoro nato dalla collaborazione scientifica tra prestigiose istituzioni universitarie degli Stati Uniti (National Cancer Institute, Bethesda, Henri Ford Hospital, Detroit; Dept of Molecular Microbiology Washington University School of Medicine, Institute of Molecular Virology and Howard Hughes Medical Institute, University of Minnesota), europee (Institute of Virology, Homburg/Saar, Germany) e istituzioni novaresi che fanno capo alla struttura complessa a direzione universitaria “Anatomia Patologica” dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Maggiore della Carità” di Novara, diretta dal professor Renzo Boldorini, del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università del Piemonte Orientale e all’Unità di Virologia del Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale (professoressa  Gariglio e dottoressa Borgogna).
 
In sintesi lo studio ha riguardato la caratterizzazione molecolare di BK Virus, mediante la tecnica di deep sequencing, isolati da biopsie renali di due pazienti trapiantati di rene presso l’Azienda di Novara, che hanno sviluppato nefropatia da BK Virus, e successivamente un carcinoma renale.
I BK Virus appartengono alla famiglia delle polyomaviridae e risultano ubiquitari nella popolazione generale, rimanendo quiescenti in genere per tutta la vita; in soggetti immunodepressi, quali i pazienti portatori di trapianto renale, possono riattivarsi e in alcuni casi causare severi danni al rene trapiantato. Inoltre è ipotizzato anche un loro ruolo nei processi di cancerogenesi dei tumori renali e delle vie escretrici urinarie.
 
Il lavoro dimostra come l’insorgenza di specifiche mutazioni nella regione genomica di BKV codificante per le proteine capsidiche (deputate al riconoscimento di specifici recettori delle cellule bersaglio dell’infezione) possano conferire maggiore aggressività biologica al virus, inducendo una resistenza ai meccanismi di clearance mediati della risposta immunitaria del paziente. 
 
Queste mutazioni sembrano essere ospite-specifiche e la loro identificazione in pazienti trapiantati di rene, ad esempio su campioni di sangue o urine, potrebbe risultare utile nel monitoraggio dei pazienti con infezione da BK Virus a rischio di sviluppare danno renale irreversibile, utilizzando strategie terapeutiche preventive.